Internet, il “peer to peer” non è reato

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gennaio 24, 2008 di feliciano1979

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Roma – Non c’è reato nello scambio telematico “peer to peer” di file audio e video. Sono in sostanza le conclusioni del pm della procura di Roma Paolo Giorgio Ferri condivise dal gip Carla Santese che ha accolto la richiesta di archiviazione di un procedimento, a carico di ignoti, aperto per violazione della legge sul diritto d’autore (la 248 del 2000) dopo la denuncia di una società.

La sentenza “In assenza di una legislazione che crei una fattispecie penale ad hoc – scrive il magistrato – non appare possibile dare rilevanza in questa sede a un fenomeno assai diffuso, di difficile criminalizzazione ed avente accertamenti quasi impossibili in termini di raccolta della prova”. Nella richiesta di archiviazione il pm spiega che “nell’ambito della condivisione telematica del sistema peer to peer lo scambio avviene direttamente, tra due utenti finali, senza l’intermediazione di un server centrale, il quale svolge semplicemente una funzione di collegamento del tutto generica e inizialmente solo di autenticazione degli utenti, nel momento in cui costoro accedono al sistema”. In questo caso, “i siti internet deputati a tale attività (www.bearshare.com, http://www.emuleitalia.net, http://www.bittorrent.com) – prosegue – si limitano ad autenticare l’utente che viene successivamente smistato verso altre reti ibride e decentralizzate in tutto il mondo”. Inoltre, il sistema di sicurezza utilizzato dagli utenti “per proteggere il contenuto dei file scambiati” rende “difficile l’identificazione” e si pongono così “problemi non solo per gli esiti delle indagini, ma anche di giurisdizione perchè lo scambio che rileva spesso avviene estero su estero”. Tra l’altro, spesso i mezzi investigativi sono esperibili solo in territorio estero, dove “la giurisprudenza non sempre si è espressa contro coloro che scaricano o consentono lo scarico di filmati o altri prodotti protetti dal diritto d’autore”.

Un torto di natura civilistica Il magistrato aggiunge che “non sembra o almeno non è pacifico (vi sono recenti sentenze in Usa e in Spagna) che le condotte che si vogliono censurare penalmente abbiano tale rilevanza”. È indiscusso viceversa che sia chi scarica da internet sia chi immette su internet commetta un torto di natura civilistica per i diritti d’autore, comunque evasi. “Ciò soprattutto perchè non sempre è ravvisabile quel lucro espressamente richiesto dalla norma penale – conclude – ma viceversa al più vantaggi del tutto indiretti e non conseguenti con certezza alla condotta da censurare penalmente”.

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